Mi sono decisa a raccontare la mia vita perché mi sono detta che, se avessi potuto beneficiare dell’aiuto di Alateen quando ero ragazza, avrei potuto uscirmene più rapidamente. Anche se non trovate i coraggio di unirvi a un gruppo Alateen, spero che quello che leggerete vi farà bene.

Era mia madre che beveva. Quando rincasavo da scuola, non sapevo mai come l’avrei trovata. Certi giorni era a letto ammalata e non ci si moveva per non disturbarla; obbligavo mio fratello e mia sorella a tacere e a camminare sulla punta dei piedi. Quei giorni, in generale, si mangiava quello che si trovava in cucina. Certi giorni, lei era un “clown”, dispiaciuto, divertente, contenta, molto gioiosa e voleva giocare con noi, anche se non ne avevamo nessuna voglia. Addirittura era la madre perfetta che ci aspettava. Ci faceva fare i nostri compiti e si giocava tutti alla famiglia normale. E peggio, erano i giorni in cui lei era una furia. La rabbia la divorava. Gridava, gridava, gridava. Trovava qualsiasi pretesto per gridare. Addirittura, la sua rabbia fuoriusciva talmente che ci picchiava. Era completamente caotica. Inoltre, se voi aggiungete mio padre che rientrava il più tardi possibile e che faceva finta che tutto andava bene, avete un ritratto quasi corretto della mia infanzia.

Diventando grande, sono diventata il buffone della classe. Ero sempre sorridente, esteriormente, ma interiormente ero disperata. Avevo la sensazione di fare sempre tutto falso e di non essere mai al mio posto.

Facevo tutto quello che potevo per passare il maggior tempo possibile fuori casa, frequentando corsi e facendo la baby-sitter la sera. Tentavo di avere i migliori voti possibili ed essere un’alunna brillante purché mia madre smettesse di bere.
Non sapevo, allora, che il mio comportamento non poteva avere influenza sul consumo d’alcool di mia madre.

Durante l’adolescenza, ho continuato a fare il clown, a tentare di rendere tutti felici, a sforzarmi di essere buona e responsabile. Mia madre mi affibbiava tutti i nomi e trovava sempre che non facevo mai abbastanza bene; mio padre ignorava fermamente i problemi.

Sicuramente, da quando ho potuto, sono fuggita da casa. Ho sposato la prima persona che si è interessata a me, un giovane che studiava nella mia stessa scuola. E anche lui, figlio di alcolisti. Infatti, eravamo due ragazzi privi di maturità discutevamo su chi, di noi due, fosse “il bambino” della famiglia. Non avendo alcuna idea sul modo giusto per comunicare, o per capirci sul piano affettivo, ci siamo sopportati, vicendevolmente, per cinque miserabili anni finché il mio volto di clown divenne continuamente triste e non c’era più nessuno in grado di comprendere l’altro.

Abbiamo divorziato e ho sposato il mio attuale marito. Ho creduto quando mi ha detto che beveva perché era solo. Ho pensato che avrei potuto riempire la sua solitudine e che tutto si sarebbe sistemato con molto amore, crescita personale e controllo. La nostra vita è rapidamente diventata un inferno. Siccome non avevo alcuna idea di quel che era una relazione normale e siccome avevo talmente l’abitudine di negare ciò che percepivo, ho accettato l’inaccettabile. Quando una vicina mi ha detto che mio marito aveva senza dubbio un problema di alcool e che avrebbe dovuto farsi curare, ho riso e lui ha detto che quella si sbagliava. Fortunatamente, mio marito ha causato un incidente stradale, in un momento in cui era ubriaco. Siccome era già stato arrestato per “conduzione in stato di ebrietà”, non gli si è lasciata scelta: la prigione o il centro di trattamento. Ha preferito la seconda soluzione ed è in quel centro che mi è stato proposto di andare presso gli Al-Anon. Ero sufficientemente disperata per farlo.

Tutto ciò che voglio dirvi è di non aspettare …Non aspettate tanto a lungo; c’è modo di curare le ferite che vi sono state inflitte… Non perdete tutto il tempo che ho perso io… Non condannate la vostra vita alla sofferenza. Per voi, come per me, c’è l’aiuto!