“La mia tendenza a vivere in isolamento è cominciata nell’infanzia, quando il comportamento abusivo di mia madre divenne una fonte di tristezza e vergogna. Ho affrontato tutto ciò restando una piccola “brava ragazza” e tenendomi dentro i miei sentimenti. Parecchi anni dopo, la sofferenza provocata dall’alcolismo di mio marito mi ha di nuovo spinta a chiudermi in me stessa. Quando il dolore è diventato insostenibile, ho deciso di provare i gruppi Al-Anon. Ci sono andata, contro voglia, volendo dimostrare che non era quello che faceva per me: “Almeno non mi si potrà rimproverare che non ho provato tutto!”.

Entrare in una stanza piena di sconosciuti era spaventoso, ho quindi rimesso la mia maschera per dare l’illusione che tutto andasse bene. Per poter scappare nel caso le cose si mettessero male, mi sono seduta il più vicino possibile all’uscita. La riunione è cominciata: i partecipanti si chiamavano per nome e si davano del tu. Mi hanno dato il benvenuto. La gentilezza, la considerazione e il rispetto che mi sono stati mostrati, mi hanno sconvolto, ma non ho lasciato trasparire niente.

Mi è stato detto che ero libera di parlare o di non dire niente. Ho detto che non volevo dire niente. Mi è stato detto che se lo desideravo, potevo restare dopo la riunione e che i partecipanti avrebbero risposto a tutte le mie domande.

All’inizio ero così tesa che non capivo neanche quello che gli altri partecipanti dicevano. Quello che mi ha sorpreso è che erano di buon umore e che riuscivano a discutere senza toni drammatici di soggetti che a me sembravano talmente gravi. A poco a poco, mi sono rilassata e ho cominciato a capire di cosa parlavano.

Raccontavano la loro storia con forza e onestà. E per quanto incredibile possa sembrare, mi riconoscevo nei loro sentimenti e nelle loro emozioni. A quel punto ho sentito una cosa che mi ha veramente dato voglia di ritornare: “Non sei la causa del consumo di alcol dell’alcolista, non puoi controllare il suo comportamento e non puoi farlo smettere di bere.”. Ho provato un sollievo immenso. Ero “al posto giusto”.

Nonostante questo, sono partita subito dopo la riunione, senza parlare a nessuno. Avevo provato così tante emozioni che ero stanca e sono andata direttamente a dormire. Mi ci sono volute tante riunioni per smettere di tenere alzata la guardia. Oggi posso ringraziare i partecipanti che hanno avuto la pazienza di guidarmi. Grazie a loro e alle riunioni, ho combattuto la mia paura! I miei problemi non sono spariti, anzi, ma adesso posso affrontarli anch’io, come loro, con calma e distacco.

Quando vado a un incontro e c’è un nuovo arrivato, noto a volte lo stesso sguardo incredulo, che era all’epoca il mio. Spero che questa persona potrà percepire come me le promesse contenute in questa prima riunione e mi applico per offrirgli con dolcezza ciò che ho ricevuto.

Posso solo incoraggiare le persone che esitano a varcare la soglia di una riunione. Si troveranno di fronte a persone che hanno vissuto la stessa cosa e che si ricordano bene della loro prima volta!”

Géraldine