“Nei gruppi ci si chiama per nome e ci si confida dei dettagli della nostra vita privata. In questo modo, posso riconoscermi nelle testimonianze, anche se la vita dell’altra persona è completamente diversa dalla mia. Le differenze culturali e sociali passano in secondo piano a favore di ciò che abbiamo in comune: il fatto di vivere, o di aver vissuto, accanto a un alcolista.”
Wesley

“Sono cresciuto in una famiglia alcolista, dove dire qualcosa a un membro della famiglia, significava dirlo a tutti. Avevo raccontato la mia storia a una partecipante Al-Anon. Quando ho chiamato una delle sue amiche, anche lei membro Al-Anon, sono stata piacevolmente stupita per il fatto che non conoscesse la mia storia! Quando ho capito che le mie parole non erano ripetute, ho cominciato ad avere fiducia e a sentirmi in sicurezza.”
Lina

“Durante tutta la mia infanzia, non ho raccontato a nessuno dell’alcolismo dei miei genitori. Quando la mia terapista mi ha detto che soffrivo delle conseguenze del loro alcolismo, e mi ha raccomandato d’andare in un gruppo Al-Anon, tutto ciò non mi sembrava possibile. Mi ha parlato dell’importanza dell’anonimato e della confidenzialità, e finalmente, mi sono decisa.”
Zoe

“La città in cui abito è piccola, e tutti si conoscono. Ero terrorizzata all’idea d’incrociare della gente che conoscevo nei gruppi. Quello che per finire mi ha veramente convinto, è questa idea d’anonimato.”
Yvonne