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“Quando, per la prima volta, mi si è parlato della mia “malattia”, la co-dipendenza, ho aggrottato le sopracciglia. Facevo già fatica ad accettare che mia moglie fosse malata, io poi! Io che tenevo in piedi la baracca, pagavo le fatture, sorvegliavo. E se la mia malattia comportasse di non sapermi più divertire, di non poter più vivere senza l’altro, di far dipendere la mia felicità dal suo umore, di restare a casa la domenica per essere sicuro che non le succeda niente? E se la mia malattia fosse di distruggermi lentamente con il dolore e lo sconforto e d’aver smesso di vivere.”

Alain