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“Quando ho cominciato a venire alle riunioni Al-Anon, ho sentito parlare della “malattia” dell’alcolismo. Alcuni partecipanti confrontavano questa malattia al diabete. In quest’ultimo caso, si tratta di un’allergia allo zucchero; nell’altro, di un’allergia all’alcol. Dicevano: “Non ci arrabbiamo con un diabetico perché è diabetico. Allora perché arrabbiarci con qualcuno che beve?”.

Non riuscivo a fare mia questa idea. Per me si trattava di un vizio, d’una mancanza di volontà e soprattutto di una mancanza d’amore e di rispetto nei miei confronti. Ebbene sì, credevo che mio figlio bevesse per farmi diventare matta, per vendicarsi di quello che non gli avevo dato, per contraddirmi. Credevo che bevesse contro di me e a causa mia.

Ho impiegato molto tempo ad accettare che la mia educazione o il mio amore per lui non erano messi in discussione. Piano piano, ho capito che aveva bisogno di bere e ho potuto vedere la sua sofferenza. Ho smesso di criticarlo, di colpevolizzarlo e ho provato a trattarlo come un adulto lasciando che si assumesse le responsabilità delle sue azioni.

Oggi mio figlio continua a lottare contro questa terribile malattia. Ha dei periodi d’astinenza per i quali sono grata. Perché ho finito di sentirmi responsabile della sua malattia, perché lo capisco meglio, perché ho smesso di giudicarlo, i nostri rapporti sono migliorati. E anche per questo, sono grata.

Janine